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Di-Porto
Questa vorrebbe essere la vocazione marinara per eccellenza dei nostri naviganti domestici; turismo per "diporto" o svago che sia, al fine di rilassarsi (navigando a vela o motore) trastullandosi in attività amene lungo le coste dell'Arcipelago.
Alla sera (tradizione molto diffusa in Italia, meno all'estero) si cerca un approdo strutturato, fornito di servizi in banchina, al fine di utilizzare al meglio anche le dotazioni del proprio natante. In pratica (con tempo brutto o bello che sia) ci si "rifugia" in un porto degno di tale nome.
La Marina (parliamo di Marciana Marina) non ha mai posseduto un vero e proprio porto; i suoi affezionati frequentatori si sono sempre accontentati di quel "ridosso rinforzato" progressivamente cresciuto a partire dalla Torre, a cui nei decenni si sono aggiunte sovrastrutture mirate a renderlo più accogliente e sicuro. In effetti oggi (ma anche nel passato, del resto) svolge in maniera egregia il suo compito; da Maggio in poi, fino a Settembre inoltrato chiunque può accedere a tale spazio, trovare un ormeggio e sgranchirsi le gambe sulla magnifica passeggiata immutata come impatto dai tempi dei Macchiaioli; le tamerici un po' più torte appena, ma come è giusto che sia. Nell'Inverno occorre stare all'erta, cercando di evitare la "traversia" del Greco-Levante, ma è un problema che coinvolge ben pochi dei turisti appena citati.
Questo stato di cose dura appunto all'incirca dagli anni '70 del secolo scorso; di recente sono comparse le banchine a "pettine" lungo la diga foranea, e diversamente dal passato si paga "un fiorino" per soggiornare. Le casse delle pubbliche amministrazioni sono sempre più esangui ed anche il nostro Comune non fa eccezione; chi vuole pernottare si rivolge al gestore di turno ed è sicuro di ottenere uno spazio adeguato, docce etc.
Per ottenere questo tipo di "bacino dedicato" fin dai primordi delle attività portuali, ogni anno circa, compariva una grande chiatta, con draga aspirante, dall'aspetto molto imponente e nel giro di qualche settimana tutto il sedimento giacente nel fondale veniva inviato con una lunghissima tramoggia verso il centro del golfo prospiciente. Acque intorbidate ovviamente, che di lì a poco ritornavano trasparenti; nessuno faceva più caso a ciò, ritenendo il tutto un "male indispensabile" per poter conservare l'efficienza del porticciolo marinese. Teniamo conto che il "pennello" si allungava di continuo, diminuendo lo scambio naturale col mare circostante. Di tutto questo meccanismo di progressivo interramento dell'area offre un'ampia testimonianza il concittadino, Prof. Zecchini nel suo ultimo recente e documentato volume.
Poi i tempi sono cambiati, i passaggi continui di ruoli e mansioni tra i vari Enti preposti, hanno fatto cadere in oblio questa pratica virtuosa. Aggiungasi che nel fondale del nostro porto si accumulano idrocarburi e pitture "antivegetative" ed ecco che oggi parlare di "dragaggio" diviene quasi una bestemmia! Con quale risultato? Le acque progressivamente si sono trasformate; meno vita sul fondale fangoso, praticamente anossico (ossigeno in difetto con predominanza di fenomeni fermentativi e sviluppo di gas metano) poche alghe, sempre meno pesci ed in particolare di avannotti che un tempo pullulavano all'interno.
Che cosa possiamo escogitare? Non è un fatto di "sapere" o meno; queste banali evidenze sono note a tutti e basta chiedere a qualunque pescatore (anche dilettante) che Vi saprà spiegare questa catena di avvenimenti. I solerti volontari "pulitori del porto" a cui talvolta mi unisco per contribuire a fare quel minimo di pulizia dai rottami più appariscenti, nuotano in una specie di nube di fango che perdura decine di minuti dopo il passaggio di un subacqueo; un fenomeno in continuo incremento.
Le acque che fluiscono nel porto sono poco salate, essenzialmente salmastre, in certi periodi con prevalenza di apporto di grandi volumi di acqua dolce piovana, magari non sempre "cristallina". Gli aggregati di forme viventi sono molto diverse da ciò che allignava solo dieci anni addietro; sotto alcuni dei pontili oggi crescono famiglie di alghe brune e colonie di "cozze" alquanto imbarazzanti. Mai prima osservate.
Ma anche qui c'è poco da fare; dobbiamo scegliere, individuando (ci dovrebbero pensare i politici, che a loro volta rappresentano la comunità) se è meglio che la moglie sia ubriaca, la botte piena etc etc.?
In pratica si assiste ad un "fenomeno garage" in cui chiunque accenda la propria autovettura in uno spazio angusto (un garage appunto) in pochi attimi si sente cogliere da uno stato simile al soffocamento, con occhi che lacrimano e via discorrendo; ma se centinaia di vetture si incolonnano all'aria aperta, il discorso cambia radicalmente. La sostanza è identica, ma la nostra percezione (frutto anche di inevitabili compromessi per la sopravvivenza) è del tutto diversa. Ovvero accettiamo tale male, come inevitabile.
I nostri motori, ma anche gli scarichi dei water o lavandini contribuiscono in maniera sostanziale ad impoverire lo specchio d'acqua su cui si affaccia il paese.
Abbiamone cura; evitiamo gli versamenti ed i "puzzi" inutili, indipendentemente dal risvolto (anche) penale di certe situazioni. Ma in pratica che cosa ci aspettiamo che debba accadere? Il porto, come un giardino, e' un habitat artificiale, modificato a proprio piacimento dall'uomo. Un giardino o un orto trascurato (diversamente da un bosco naturale) si degradano in fretta, impoverendosi, fino a deperire, almeno esteticamente!
Al suo interno (per garantire la sua fruizione in condizioni di sicurezza) si dovranno effettuare tutte le necessarie operazioni per garantirne la navigabilità; altrimenti a che serve?! Raggiungere il benzinaio, oggi è quasi un avventura per chi ha un pescaggio non proprio ridicolo.
Ho sentito che in occasione di una recente rimozione di sassi dal lato Lungomare, davanti al Circolo, si è parlato di un grave "misfatto ambientale". Ed io sono - purtroppo- il primo che a malincuore contesta tale avvenimento; i grossi massi sferici rimossi, per consentire di accedere alle acque più basse della nostra concessione sono risultati del tutto "spenti" cioè privi di quelle "lampade" o Patelle che per decenni (con grande coraggio ed abnegazione va detto) assieme ad altri molluschi hanno allignato quasi ovunque dal bagnasciuga in giù.
La vita diversificata e colorata che può essere osservata al Nasuto, o le praterie di Posidonia che prosperano a Procchio, ovviamente qui non possono attecchire, se non in quantità risibili. Quindi cerchiamo di essere un po' pragmatici; conserviamo al meglio ciò che ancora esiste, impegnandoci a non aggravare lo stato delle cose, rinchiudendo ancora di più le acque portuali. Ma evitiamo di confondere la ordinaria (indispensabile) manutenzione di un artefatto umano (se bello o brutto non sta a me giudicarlo) che altrimenti perderà il suo significato originario di rifugio.

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